Prevedere il futuro non è nelle facoltà degli uomini, eppure quando si hanno delle idee intense e ossessive è faticoso sottrarsi dal fare delle previsioni, perché queste, oltre a indicare un futuro possibile, cercano anche - ed è questa la parte più interessante - di costruirlo e produrlo. È la vecchia storia della profezia che si autoavvera, teorizzata dal sociologo americano Robert Merton : se un giorno tutti gli organi d’informazione italiani proponessero l’indiscrezione che una banca è sul punto di fallire, i correntisti correrebbero in massa a prelevare i propri risparmi, causando un collasso economico della banca che finirebbe realmente per fallire. Così, sebbene non nutra particolari speranze, indirizzando lo sguardo sulle “cose” del socialismo europeo, si potrebbe finire per orientarne le sorti. Ma, pensandoci bene, la crisi del socialismo e della sinistra in generale è tutta compresa nell’incapacità di instaurare un dialogo con le molteplici componenti della società civile, di nutrirsi delle energie vitali generate dal sociale per arroccarsi in un autoreferenzialismo che l’ha ripetutamente condotta alla sconfitta elettorale e allo smarrimento culturale.
Spesso si rimprovera ai teorici della sinistra di immaginare la politica avendo come unico punto di riferimento la sinistra stessa, così è la sinistra a vincere o a perdere, e gli avversari che di volta in volta le si contrappongono sono soltanto soggetti di contorno che non meritano di essere considerati. Una critica questa che in linea teorica si potrebbe accettare, ma con almeno due riserve. La prima, la più importante, è che l’analisi politica non è mai scevra da personalismi ma è sempre filtrata dal soggetto che pensa o che scrive e in quanto tale è parziale. Il postulato weberiano del ricercatore distaccato e neutro di fronte al proprio oggetto di analisi è un’ipotesi difficilmente praticabile e forse inefficace. Occorre partire dal dato immanente che ogni soggetto è posizionato e, sulla base della porzione di mondo che occupa, è in grado di produrre la sua analisi che assume valore proprio perché contaminata da una collocazione forte.
Si tratta a mio avviso di capire, sulla scorta di Lévi-Strauss, qual è la “bonne distance”, cioè quella particolare distanza che non si dà come valore assoluto, come dogma, ma che è specifica di ogni particolare oggetto. Immaginiamo di essere di fronte ad un edificio, l’unico modo per comprenderlo tutto attraverso un solo sguardo è quello di individuare una bonne distance, collocandosi in un punto che si è scelto dopo averne attraversati molti altri. Chiedere di dislocare la propria soggettività al di là del proprio corpo, inteso qui come insieme di codici e di esperienze, dimentichi della propria posizione, è quindi una pretesa inverosimile di cui peraltro – e siamo al secondo punto – non sarebbero capaci neanche i “detrattori a tutti i costi” che si presumono portatori di uno sguardo totalizzante ma che invece, da comuni mortali, finiscono per proporre il loro pensiero totalitario. Per tali ragioni in questo scritto non si analizza la vittoria della destra, ma si guarda alla sconfitta della sinistra, perché si è individuato un punto preferenziale di analisi tutto interno alle dinamiche del socialismo europeo.
La sinistra in questione
Le ragioni della debacle della sinistra sono numerose e per comprenderle il primo passo potrebbe essere quello di non considerare il termine sinistra come un elemento dato in natura, perché si finirebbe per renderlo indispensabile e quindi ci si sforzerebbe di preservarlo e, come si fa per alcune specie animali, proteggerlo dall’estinzione. La sinistra è invece una costruzione storico-culturale, è un’idea che ha preso corpo grazie agli uomini e alle donne che l’hanno fatta vivere ; come tale rischia di essere spazzata via da una moda, da un evento o dagli stessi uomini.
Federico Tarquini, che su questo sito si è occupato della vittoria dei conservatori alle elezioni europee, ha scritto, a ragione, che la parola destra è insufficiente a esaurire lo spettro delle possibili declinazioni del concetto. Si tratterebbe infatti di un termine ombrello capace di identificare tutti coloro che si contrappongono a un nemico, in particolare alla sinistra. A questa identificazione per difetto, che assume le forme reazionarie di un’unione negativa, si contrappone la storia antitetica delle moltitudini proletarie esistenti, in quanto soggetto politico, solo in maniera latente, ma capaci di farsi classe, di prendere forma, nell’esplosione vitale della lotta contro il capitale. Il momento costitutivo della classe operaia, al contrario di ciò che avviene nel campo delle destre, è quindi una congiunzione ideale e corporale, una costituzione in comune che produce vita consumando soggettività nuove. Il costituirsi in comune dei lavoratori è l’atto fondativo di un soggetto politico nuovo che entra in conflitto con la borghesia, organizzata nello Stato.

- Il costituirsi in comune dei lavoratori è l’atto fondativo di un soggetto politico nuovo che entra in conflitto con la borghesia, organizzata nello Stato.
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Immagine : il « Quarto Stato » di Giuseppe Pellizza da Volpedo
La sinistra si è quindi caratterizzata fin dai suoi albori come un aggregato umano unito non già dalla condivisione di uno stato di sfruttamento, ma dalla volontà di sovvertire tale condizione comune. Negli anni questa idea ha subito degli adattamenti e dei cambiamenti notevoli, che non ne hanno però alterato il principio guida. La destra, al contrario, non è mai stata una semplice unione di classe, non si è mai esaurita completamente nell’identificazione con le borghesie europee, ma ha assunto, a seconda dei contesti nazionali, profili profondamente differenti : è stata cattolica, anarchica, conservatrice, nazionalista, fascista, populista, leghista, ecc.
L’immaginario senza tempo della sinistra moderna
Una tale contrapposizione spiega, almeno in parte – delle altre motivazioni si tenterà di parlare in seguito – le ragioni della profonda crisi identitaria che colpisce, in questo momento storico, gli schieramenti progressisti in Europa. La sinistra, così immaginata, ha trovato un referente concreto per buona parte del Novecento, per entrare lentamente in una crisi culminata con il tracollo dell’89. Ecco il punto di catastrofe, il momento in cui il tempo della storia, che procede per discontinuità, entra in rotta di collisione con la temporalità immobile dell’immaginario. Mentre la caduta del muro di Berlino ha segnato un fondamentale cambio di rotta, una vera e propria coupure della storia (Althusser), senza rallentare però il flusso incessante della vita quotidiana, il disegno della sinistra che si è appena tratteggiato ha continuato a vivere come una foto che impressiona il tempo su una pellicola e lo incatena alla nostra memoria. Essa è oramai parte di un immaginario collettivo consolidato in cui le immagini ristagnano come acqua in un serbatoio, pronte a fuoriuscire ogni qual volta un consumatore ne richieda la fruizione. L’immaginario è quindi una costruzione priva di movimento temporale, con una scarsa propensione al cambiamento e questa staticità oggi è favorita, ancora più che in passato, dalle memorie digitali e dalla rete le cui affermazioni hanno generato fenomeni di “coda lunga” (Anderson) grazie ai quali è possibile accedere in ogni momento a qualsiasi tipo di prodotto audiovideo anche al di là del normale ciclo di vita tipico dei media analogici. Questo meccanismo produce una temporalità parallela a quella materiale, perché rendendo le immagini del passato costantemente disponibili nel presente le attualizza, rendendole verosimili in un tempo che non è più il loro.

- Mentre la caduta del muro di Berlino ha segnato un fondamentale cambio di rotta senza rallentare però il flusso incessante della vita quotidiana, il disegno della sinistra che si è appena tratteggiato ha continuato a vivere come una foto che impressiona il tempo su una pellicola e lo incatena alla nostra memoria. Essa è oramai parte di un immaginario collettivo consolidato in cui le immagini ristagnano come acqua in un serbatoio, pronte a fuoriuscire ogni qual volta un consumatore ne richieda la fruizione.
Pensiamo per un istante a ciò che accade per i giocatori di calcio che dopo stagioni esaltanti non riescono più a ripetersi agli stessi livelli. I servizi giornalistici continuano a proiettare le loro immagini più gloriose alimentandone il mito, ma le prestazioni in campo smentiscono puntualmente quell’immaginario oramai sedimentato. I tifosi però non mettono in discussione le immagini di cui si serve la televisione, anzi grazie ad esse continuano a vedere in quel giocatore i tratti del campione che era, nutrendo, in cuor loro, la segreta speranza che la realtà si ricongiunga finalmente all’immaginario. Ritornando ad un livello di astrazione maggiore, mentre tutto volgeva al cambiamento, i prodotti dell’industria culturale che veicolavano un’idea moderna della sinistra hanno continuato a scorrere su tutti gli schermi dimostrandosi più solidi e radicati della propria trasposizione politica. Ma per riuscire a sopravvivere al maremoto dell’Ottantanove hanno dovuto sopportare il distacco lacerante dai territori della vita. Così oggi parlare di socialismo o di sinistra è divenuto molto complesso perché la loro identità forte non è più incastonata nel presente ma costretta nel passato, di conseguenza ogni tentativo di cambiamento entra in conflitto con una vivida immagine della sinistra che ritrae un passato sbiadito. Non si tratta di una questione da poco, ma dell’eterna dialettica tra l’essere e il dover essere che impedisce ancora oggi alla socialdemocrazia di proporsi in maniera nuova, uscendo perdente dal confronto con una destra che, nel bene o nel male, ha fatto della fluidità il proprio tratto distintivo, quello che le ha consentito di sfuggire alle gabbie ideologiche di cui è preda la sinistra.
Lo spirito del tempo è lo spirito delle classi dominanti
Il crollo della socialdemocrazia tedesca alle elezioni dello scorso settembre, che si aggiunge alla pessima performance del PD alle elezioni europee e alla prossima sconfitta del Labour Party in Gran Bretagna, segnalano un momento di grande difficoltà per le formazioni progressiste. Sebbene il ceto politico sia uno dei maggiori responsabili di questa debacle, forse esiste una ragione più profonda che si potrebbe spiegare ricorrendo alla nozione di spirito del tempo elaborata da Edgar Morin. Molti analisti lo sostengono più o meno velatamente : la destra oggi incarna lo spirito del tempo, lo sa interpretare meglio, ecc. Seppure tale presunzione coglie evidentemente il cuore del problema, non si può liquidare un fenomeno di tale importanza con una riflessione tanto sbrigativa. Ci si dovrebbe interrogare su cosa sia lo spirito del tempo e in particolare come questo nuovo spirito si sia imposto in Europa negli ultimi anni. Se si fa attenzione a ciò che scrivono Marx e Engels nell’Ideologia tedesca tutto potrebbe apparire con maggiore chiarezza : “le idee dominanti non sono altro che l’espressione ideale dei rapporti materiali dominanti presi come idee : sono dunque l’espressione dei rapporti che appunto fanno di una classe la classe dominante, e dunque sono le idee del suo dominio” (1958 : 35).
In questo senso lo spirito di un tempo è prodotto dalle classi che esprimono un dominio in un preciso momento storico. Anche se si vuole escludere dal ragionamento il concetto di classe, che oggi appare datato, si può pensare brevemente alla dimensione politica europea negli ultimi sessanta anni. Dopo il secondo conflitto mondiale si sono alternati governi progressisti e conservatori alla guida degli Stati europei, ma sarebbe difficile per chiunque immaginare l’Italia democristiana, la Francia gollista, o la Germania di Kohl, come delle forze decisamente intrise dei caratteri odierni (o immaginari) della destra. Vi era in quegli anni, per ragioni storico-materiali – la resistenza al nazifascismo, le politiche keynesiane, la crisi economica del ’29, il new deal americano, la presenza di un regime comunista nell’U.R.S.S, ecc. – una visione del mondo influenzata dalla dominazione culturale delle forze socialiste che si traduceva in delle politiche di assistenza aventi come orizzonte comune il principio guida della sicurezza sociale.
La vittoria di uno schieramento progressista piuttosto che di uno conservatore, determinava, com’è ovvio, dei cambiamenti che in ogni caso restavano circoscritti in una medesima cornice culturale di riferimento. Un cambiamento forte si è avuto, ancora una volta, con la caduta del muro di Berlino che ha intrappolato sotto le sue rovine soltanto una delle grandi narrazione del Novecento, quella comunista. Così, se lo spirito di destra impera in questo momento nel vecchio continente, non è una pura casualità, non si tratta di una scesa pentecostale, ma di un processo storico che ha visto per anni un conflitto culminato con la vittoria del capitale. L’intelletto o le emozioni generalizzate della postmodernità sono quindi il risultato di precisi accadimenti storici [1]. Prendere coscienza di certe dinamiche dovrebbe farci diffidare di quanti ritengono la dominazione politico-culturale delle destre, sempre più a loro agio in questo nostro tempo, un dato incontrovertibile. Immaginare come immutabile una realtà che si è imposta come tale da così poco tempo, potrebbe rivelarsi, nel breve periodo, un errore grossolano. Si possono immaginare orizzonti diversi e si deve essere disposti a osservare che in molti ambiti del vivere umano delle piccole sovversioni sono già in atto, anche se la politica istituzionale è ancora lontana dal comprenderle [2].
Segni
L’Italia, in questo momento non è il migliore punto di osservazione per comprendere quello che sta accadendo intorno. Ernst Bloch, osservando il nostro Paese, avrebbe detto che il presente puzza di putrido ma il futuro che ci attende non è ancora nato. Il vero laboratorio sembrerebbero gli Stati Uniti, da sempre volano di cambiamenti epocali. Le crisi e le ri-creazioni dell’ultimo secolo si sono consumate sul suolo americano e l’elezione del senatore più liberal del congresso lascia immaginare che la via per tirarsi fuori dalla palude in cui viviamo da qualche anno è trasformare i vecchi partiti socialdemocratici in nuovi soggetti politici capaci di far sognare – ma anche di realizzare – un nuovo modo di vivere. La strada ? Individuare dei corpi dalla forte carica erotica, per catalizzare le particelle di desiderio che vibrano nell’atmosfera postmoderna. Farsi spirito attraverso gli umori della carne.
(Foto logo : fiahless : fonte : flickr.com)


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