A dieci giorni dalle elezioni, la Grecia si ritrova al punto di partenza, o meglio, sull’orlo del precipizio. Anche gli ultimi tentativi di creare un governo di coalizione sono risultati fallimentari, portando il Paese verso nuove elezioni, probabilmente a metà Giugno. In queste ultime due settimane, i partiti greci hanno rifiutato di collaborare e di trovare insieme una soluzione per aiutare la Nazione, forse troppo orgogliosi e ancora poco consapevoli dei problemi che questo slittamento di formazione di governo porterà, non solo in Grecia, ma anche in Europa, che in questi giorni sembra aver provato l’anteprima di un collasso generale. Il principale argomento di scontro durante le trattative tra i partiti greci, ovvero il rifiuto di sottostare all’austerity dettata da Bruxelles, dovrà essere il punto di partenza non solo per il futuro politico nazionale ma anche, e soprattutto, per l’economia europea stessa.
I risultati delle ultime elezioni dimostrano quanto i greci vogliano un cambiamento politico. Stanchi dei principali partiti (Nea Demokratia e Pasok), fortemente puniti a Maggio per aver condotto politiche sbagliate negli anni, il popolo ellenico ha voluto far capire che c’è bisogno di un cambio di guardia concreto, nuovo ed innovativo. Questa forte voglia di rinnovamento al governo è forse conseguenza dei pesanti tagli e aumenti di tasse che la popolazione ha subito negli ultimi anni. Un cambiamento che è legittimo e necessario per far ripartire il Paese, ma forse arriva troppo tardi, perché le questioni che la Grecia deve risolvere non permettono più tempi di attesa.
I problemi, infatti, sono tanti e di grave entità. Sintagma, deve affrontare la questione delle casse statali, in quanto al momento si ritrova con soli 2,5 miliardi di euro che a mala pena basterebbero per pagare gli stipendi pubblici e le pensioni del mese prossimo. Se non dovessero trovare una soluzione in linea con le richieste dell’Unione Europea, il Paese si ritroverebbe senza quei 30 miliardi di aiuti che sono di vitale importanza per l’andamento della nazione e per evitare maggiori tensioni sociali all’interno della nazione. Un problema che i partiti avrebbero dovuto risolvere prima di Giugno, prossima data in cui verranno stanziati i finanziamenti europei. Se l’indecisione e la mancanza di dialogo tra le forze politiche elleniche sta rendendo sempre più fragili i rapporti politici con la Germania e gli stati membri, esso sta alimentando anche la caduta delle borse e, quindi, sta contribuendo all’instabilità di tutta l’economia europea.
Negli ultimi giorni si è parlato di una probabile uscita dall’euro da parte della nazione ellenica. Un fatto che è stato ampiamente discusso dagli specialisti ed economisti di tutta Europa. Per alcuni, l’uscita della Grecia dall’Eurozona non comprometterebbe molto la già fragile stabilità degli altri 16 Stati. Per altri, invece, provocherebbe un effetto domino in tutti i mercati. L’uscita dall’euro, indebolirebbe le economie dei Paesi dell’Eurozona già in recessione (Italia, Spagna, Portogallo, Irlanda), ma anche tutti gli altri membri, Germania compresa, andando a colpire immediatamente un sistema bancario europeo profondamente interdipendente.
Ancora un momento difficile per la Grecia, che si ritrova una classe politica forse poco disposta a combattere per salvare il proprio Paese e troppo orgogliosa per trovare una accordo che vada a salvare i cittadini dalla bancarotta. Dall’altro lato, l’Europa non può permettersi di chiudere i rapporti con un Paese membro, per quanto poco compromettente potrebbe risultarne la caduta, in quanto troppo profonde sarebbero le conseguenze per tutti gli altri stati dell’Eurozona. La Grecia sta giocando le sue ultime mosse in questa lunga partita a scacchi con L’Unione Europea : ma si deve far attenzione, perché anche il più piccolo pedone, se posizionato bene, può far cadere il Re.


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