Dopo questi incontri globali è sempre difficile riuscire ad avere un’idea obiettiva e non partigiana dei risultati che sono stati raggiunti.
A Rio dal 20 al 22 giugno ci sono stati fiumi di parole e discussioni che sono sfociati in un documento che per tanti esperti e delegazioni appare essere poco convincente ma che apre con fermezza alle potenzialità della green economy.
Green economy
Proprio l’economia verde è stata una delle tematiche più importanti delle discussioni al vertice ONU Rio+20 tra le centinaia di leader presenti. Nell’intervento conclusivo di Ilary Clinton lo sviluppo sostenibile è stato indicato come una priorità, che però va raggiunta con pragmatismo.
Pragmatismo che sembra ben espresso nel III capitolo (Green economy in the context of sustainable development and poverty eradication) del documento redatto a Rio : The future we want.
La “green economy” e le “green economy policy” si pongono al centro del dibattito come soluzione reale e tangibile di un problema che essendo collegato allo sviluppo e alla crescita non può che mettere al centro queste tematiche e gli attori che ne fanno parte. La “green economy” si propone quindi come un nuovo modello economico che sia capace di mettere fine alla povertà, contribuendo alla crescita economica e migliorando il benessere dei cittadini grazie a lavori adeguati e non dimenticando mai la salute dell’ecosistema.
Ci sono fiducia e speranza in quello che potrebbe essere definito come un rinnovato “new deal” di rooseveltiana memoria in salsa verde. Adesso come allora, si cerca di uscire da una crisi economica che sembra dover portare al collasso tutto l’Occidente. Quello che ne scaturì nel secolo scorso fu’ un trentennio di crescita economica senza pari nella storia dell’umanità, interrotta solo dalla crisi energetica e petrolifera degli anni ’70.
Piuttosto che combattere il potere del capitale o provare a creare costrizioni legislative che conducano a rispettare l’ambiente, la nuova idea di Rio sembra essere quella di coinvolgere il mercato guidandolo su una strada verde. Durante il meeting è stata chiara la presa di coscienza dei diversi attori coinvolti che considerano questa l’unica strada per dare un forte e pragmatico impulso allo sviluppo sostenibile. Se le risorse sono tassate e cosi anche l’inquinamento, sarà antieconomico produrre creando esternalità negative.
Uno dei programmi più lungimiranti sembra essere “sustainable energy for all” nel quale privati e pubblici investiranno ben $2.4 milioni di dollari e forniranno energia pulita a milioni di brasiliani che ancora non ne sono muniti.
Il ministro dell’ambiente Corrado Clini e il presidente della Commissione europea José Manuel Durao Barroso hanno entrambi sottolineato l’importanza del fatto che la “green economy” sia per la prima volta menzionata in un testo di un vertice di queste dimensioni.
La posizione dell’UE
L’UE ha espresso tramite le parole del Commissario all’ambiente Janez Potočnik la sua soddisfazione. Anche se il “documento non soddisfa tutte le ambizioni europee, rappresenta un importate passo avanti e per questo motivo l’UE lo ha appoggiato. Il vecchio continente è secondo molti il blocco che si sta dimostrando più vicino alle questioni ambientali e sta lavorando lentamente, all’interno e all’esterno, per garantire successi e passi avanti nel rispetto dell’ambiente pur non tralasciando le questioni legate alla crescita, di cui l’UE ha disperato bisogno. Gli europei nutrivano particolari speranze per il raggiungimento di un accordo per la protezione degli oceani, che attualmente non sono coperti da nessuna legge ambientale ne’ a livello nazionale ne’ internazionale. Sono stati però delusi grazie all’alleanza di Stati Uniti e Venezuela, sostenuta da Giappone, Russia e Canada, i quali si sono opposti al progetto.
Il quadro istituzionale non cambia
Un’altra delusione viene anche da quello che era stato proposto come il secondo tema principale della conferenza ossia la riorganizzazione del quadro istituzionale dello sviluppo sostenibile. A Rio non è stata espressa nessuna voglia di rivedere e rafforzare le strutture esistenti o di considerare il settore istituzionale come il quarto pilastro dello sviluppo sostenibile. Non esiste una vera governance dello sviluppo sostenibile ed un’agenzia specializzata delle Nazioni Unite si occupi esclusivamente di ambiente e sia capace di coordinare tutti gli sforzi per un pianeta più verde. L’Italia e l’Unione Europea sostengono in tal senso già dal 2005 la creazione di un’Organizzazione Mondiale sull’Ambiente (UNEO).
Luci ed ombre
Da venti anni a questa parte le conferenze sullo sviluppo sostenibile e sui cambiamenti climatici si sono conclusi con le opinioni più discordanti e disparate. Non tutti possono essere soddisfatti visti i veti incrociati, la voglia dei paesi emergenti di non essere ostacolati da regole troppo stringenti, e la crisi economica che non fa che peggiorare la situazione e fornire giustificazioni agli scettici. Possiamo solo augurarci che, come sostengono ormai in tanti, il mercato anche in questo caso possa essere non causa ma soluzione del problema e la green economy possa fungere da catalizzatore in questo processo.


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